Alpago, un’avventura a tinte gialloverdi

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Alpago, un’avventura a tinte gialloverdi

TORNEO DI ALPAGO (29 aprile – 1 maggio) – Lunedì mattina, metropolitana verde direzione centro di Milano: scorrono sullo smartphone i post e le immagini del trascorso week end. Le dita nervose d’entusiasmo accarezzano le belle immagini di momenti intensi vissuti dal Chicken Rugby in trasferta a Puos d’Alpago (BL); un angolo verdissimo di terra circondato dai monti e che, superbo, si specchia nel Lago di Santa Croce. Nemmeno la pioggia di domenica ha lavato via un ormai indelebile ricordo fatto di paesaggio, nuove e antiche amicizie, simpatia, buon cibo e del tantissimo entusiasmo dei nostri polletti che ha contagiato tutti i presenti ma anche chi non ha potuto esserci.

Il vociare dei bambini, gli sguardi trepidanti di mamme probabilmente alla prima esperienza lontane dai figli, la rassicurante presenza di allenatori, educatori e accompagnatori, trasformatisi da subito in diligenti portabagagli, tra appelli, comandi, saluti, qualche lacrimuccia scambiata tra chi parte e chi resta, d’un tratto si fa un tutt’uno. Ssul pullman e via, si parte! Così tra uno “Star Wars”, un efferreà, risate, scalo tecnico per pipì e per rifocillarsi si arriva all’Alpago Rugby. Il tempo di scaricare, di rendersi conto che sembriamo giunti in paradiso, via tutti verso lo spogliatoio per prepararsi all’allenamento! Faccio un giro sui campi di gioco: allenamenti in corso, incontro la prima persona che saluto e scopro essere Graziano Tollot, il presidente! In due minuti di orologio mi spiega cos’è il Rugby Alpago. Sembra di essere a casa, anche perché i colori sociali sono gli stessi: tutto gialloverde! Tutti insieme, come se fosse un allenamento di polli e nient’altro. Con l’energia e l’entusiamo che, mi sia concesso, solo il rugby può dare, scorrono le ore: non c’è il tempo per andare in albergo, arriva la serata di accoglienza organizzata con cura e passione. Birre, merenda, quindi grigliata, vin, con il Giambu, gran sovrano della mescita, che vola tra i tavoli dispensando sorrisi e bicchieri colmi di rosso. Ecco la musica. Il raccapricciante e maldestro tentativo di intrattenere i presenti ad opera di un manipolo di genitori che si alternano ai microfoni del karaoke, ma che vincono ai punti la sfida canora con i “carburatissimi” Old del Rugby Alpago vengono inesorabilmente interrotti ad una certa ora da un attentissimo Mario preoccupato più per la tenuta dei rapporti diplomatici che per la sorte di quattro improvvisati cantanti. Via verso Farra d’Alpago, poco più in basso, sera inoltrata. Carico di sbadigli e infante insofferenza il pullman si insinua nelle vie di un Ppaese intento a vestirsi della festa per il passaggio del Giro d’Italia il prossimo 21 maggio. Via via si riempiono gli alberghetti, si prende possesso del campeggio e finalmente tutti in branda!

All’indomani una splendida giornata di sole ci ricorda che è sabato. Ormai tutto il paese si è accorto di questa vociante presenza di bambini che, pur non passando inosservata, non sorprende chi ha la fortuna di avere a pochi metri una società di rugby. Giorno tutto da dedicare alle escursioni e naturalmente al buon cibo! Il pullman ci lascia in prossimità del lago Santa Croce dove visitiamo il centro ittiogenico sorto con lo scopo di incentivare la produzione di pesce, soprattutto di quelle specie più pregiate quali il luccio, la trota e il coregone. Bambini in preda all’eccitazione per le dimostrazioni a bordo lago organizzate dai tecnici del centro. Un’assonnata ma sempre attenta Francesca che permanentemente reca in braccio un Michelino che dispensa sorrisi a tutti coloro che gli si paran davanti, propone il programma successivo che così si concretizza: pranzo per i bambini presso la Pro Loco di Alpago a seguire, gita alle Grotte del Caglieron nei pressi di Vittorio Veneto, erose profondamente in banchi di arenaria che in parte sono state scavate dall’uomo per ricavarne la ‘piera dolz’ utilizzata in edilizia per cornici e stipiti fin dal 1500; lungo le varie caverne percorriamo un percorso pedonale, facilitato da arditi ponticelli in legno che svelano un panorama mozzafiato. Risaliamo con calma e pazienza, rispettosi delle fatiche altrui. Bambini inarrestabili e sempre davanti. A seguire pausa gelato e torta Pan di Stelle per tutti! Si torna ad Alpago. Una rinfrescata e via per una bella mangiata tutti insieme per cementare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, un sodalizio che va oltre lo sport. “Pensa cos’è il rugby!”, ricordo a me stesso. Si percepisce la concentrazione e la tensione che fa a pugni con un po’ di stanchezza per tutti coloro che all’indomani spiegheranno sull’erba cos’è il Chicken invece: bambini, allenatori, educatori e accompagnatori, ciascuno con una consapevolezza che non ha età e ruolo. Gioco e sport che si intrecciano con impegno, senso di responsabilità di coloro a cui senza nemmeno troppo pensarci o ricredersi abbiamo affidato i nostri bambini, voglia di rivalsa, qualche mal di pancia o giù di lì, preoccupazione per le inesorabili previsioni meteo. Per il fatto che pensiamo che non saranno mai grandi abbastanza. Il resto ce lo mette il sonno, il cibo e… mi fermo qui!

Domenica. Sollevo la tapparella. Piove. Ma subito penso al primo vero fango della stagione (per me la prima). Eccoci, con il pullman raggiungiamo il campo di gioco. I ripari si sa, in campo scarseggiano. Montiamo un provvidenziale gazebo per mettere in sicurezza i più piccoli e qualche spettatore. I polli sono carichi. Si gioca, si esulta, si incita. Iil fango sembra farla da padrone, pioggia e sudore seguono a breve misura. Tutti sopraffatti però dal contagioso entusiasmo dei piccolini, dalla determinazione dei più grandi. Mete, placcaggi, qualche malumore, educatori ed allenatori ormai orgogliosamente senza voce. Chicken! Chicken! Poi… l’Efferreà! Spogliatoio, doccia, frullato di zaini, borse, scarpe e calze spaiate. Magicamente tutto finisce nuovamente in stiva. Terzo tempo. C’è tempo per festeggiare un compleanno. Si mangia, si recupera, tutto rigorosamente in raffinata salsa Chicken. Ma è ora degli addii. Discorso di commiato ma soprattutto l’omaggio del chicken alla società ospitante…. un altro grande immenso Efferreà! Partenza. Ancora “Star Wars”, l’Efferreà si fa più timido, sguardi assonnati, pennichelle a dispetto dell’audio del film proiettato, rapida sosta per gli atti corporali. Sono le 19, siamo in Monte Penice! Folla di trepidanti genitori in attesa, altra catena umana senza distinzione di rango per scaricare i bagagli. Via tutti a casa_ stanchi, senza voce ma solo sorrisi, baci e abbracci. Ma quanto è bello ‘sto Chicken!

Caspita, devo scendere! Prendo sovrappensiero la scala mobile con lo smartphone in tasca, arrivo in cima e mi accorgo di avere un sorriso sulle labbra: non se ne va. Poco dopo invece del solito fugace saluto vengo fermato inaspettatamente da colleghi di lavoro che mi hanno seguito su Facebook. Il Chicken Rugby ha contagiato anche loro.

P.s. Chiusura obbligatorio con un grazie a Beppe, Francesca (e Michele) per l’idea e la splendida organizzazione!

written by Gianni Mancino

By | 2018-01-22T22:47:39+00:00 maggio 3rd, 2016|Under10, Under12, Under6, Under8|0 Comments

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