Chicken Under 14 e la bestia nera

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Chicken Under 14 e la bestia nera

Se qualcuno avesse dei dubbi su chi sia la bestia nera del Chicken Under 14 di quest’anno, ha un nome e un cognome, Lyons Rugby Settimo. Dopo la sconfitta subita dai Nani di Sem del Chicken U14 durante la 2a edizione del Torneo Super 14 “7 aceri” il weekend scorso, in settimana si erano creati i presupposti per la rivincita. Smaltita la rabbia, i nostri nani erano carichi per affrontare, questa volta in una partita intera, i Lyons.Il pomeriggio è caldo, il sole splende alto nel cielo limpido e non tira un filo di vento. L’aria afosa obbliga più volte i nostri ragazzi, nel corso del riscaldamento, a ricorrere alla borraccia per dissetarsi e rinfrescare la testa. Nulla fa presagire alla “tempesta” che si abbatterà, presto, sul campo di gioco.

La partita ha inizio e subito i Lyons cominciano da dove avevano finito una settimana fa, ovvero costringendoci nella nostra metà campo. Come ultimamente sta succedendo troppo spesso, i nostri placcaggi non sono efficaci e ciò crea buchi e sbilancia la squadra che si trova scoperta. E così arriva la prima meta dei Lyons. Il leit motiv sembra essere lo stesso dell’ultima partita, ma questa volta la nostra reazione non si fa attendere e riusciamo ad andare in vantaggio, marcando una meta con Zapata e realizzando con Colombo il calcio di trasformazione Lyons 5 – Chicken 7. Il gioco è frammentato, i nostri avanti sono chiamati agli straordinari e diverse mischie ordinate, nelle quali non riusciamo ad esprimerci al meglio, favoriscono i nostri avversari. Prima della fine del primo tempo segnano altre due mete Lyons 15 – Chicken 7. Il nervosismo si impadronisce di alcuni nostri giocatori e qualcuno si lascia andare ad atteggiamenti antisportivi, emulando giocatori di sport più “blasonati”: atteggiamenti che sono molto lontani dallo spirito del rugby.

Il secondo tempo comincia con la speranza, che non sia ancora tutto perduto. Ma pur quanto il fisico ti sorregga, se la volontà è minata dal dubbio di essere una squadra unita, è difficile stare in campo con successo. E allora comincia la disfatta. I nostri nani perdono la concentrazione e la testa, si vedono comportamenti più da osteria che da campo di battaglia. Così facendo, la meglio ce l’ha l’avversario. Riusciamo a subire in un tempo, sei mete e sei calci. Punteggio finale Lyons 57 – Chicken 7, la peggior sconfitta della stagione. Dimenticare presto questo pesante ko potrebbe essere la parola d’ordine in vista del prossimo torneo nazionale di Imperia, ma invece credo sia opportuno riflettere sul perché non siamo stati in grado di arginare l’avversario, che certo era forte, ma come ha dimostrato il Piacenza, sei giorni fa, non imbattibile.

Lo sappiamo tutti, il rugby è uno sport duro, vince il più forte e spesso stravince, ma quello che si è potuto vedere dal di fuori, è stata la mancanza di unità nella nostra squadra. Nani, non ci sono alibi, non ci si può affidare agli individualismi, occorre sviluppare un gioco di squadra ed entrare in campo con una certezza, che ognuno darà sempre il massimo delle sue possibilità. Il rugby non è uno sport da prime donne. Un singolo giocatore non può vincere una partita. A tal proposito mi tornano in mente le parole scritte su un fax inviato agli All Blacks prima della semifinale di Coppa del Mondo del 1995: «Ricordatevi che il rugby è un gioco di squadra; assicuratevi quindi che tutti e 14 passiate il pallone a Jonah», nella speranza che questo potesse bastare per vincere il torneo. Guarda caso, quell’anno i mondiali furono vinti dagli Springboks sudafricani di Francois Pienaar e diciamo anche di Nelson Mandela, che in finale batterono proprio gli All Blacks del grande Jonah Lomu. Un uomo da solo non riuscì a fare la differenza, contro una squadra il cui motto era One team, one country! tradotto Una squadra, una nazione.

Uno che di rugby se ne intende tanto, come Franco Mazzantini1, ha detto “Nel rugby non bisogna mai spingere da soli, ma uniti. Prendi la mano. Se dai una ditata alla volta, fai niente. Se stringi le dita, insieme, e dai un colpo solo, si chiama pugno, e senti che bella differenza”. Ecco nani, dovete essere come un pugno, ma per diventarlo occorre unità di squadra, nella gioia della vittoria e nel dolore della sconfitta. Si vince e si perde sempre, tutti, insieme.

Qualche riga sopra ho citato Nelson Mandela2 e allora scolpitevi nella testa queste sue parole:

“Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è arreso!”

Non smettete mai di sognare. Insieme fino alla meta!

written by Lupo

1Franco Mazzantini, ex nazionale, allenatore di rugby, importante figura nel panorama rugbistico e rappresenta un punto di riferimento per diverse generazioni di rugbisti.

2Nelson Mandela, è stato un politico sudafricano, primo presidente a essere eletto dopo la fine dell’apartheid in Sudafrica e premio Nobel per la pace nel 1993

By | 2016-05-05T14:35:21+00:00 maggio 5th, 2016|Under14|0 Comments

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