Aspettando il Dì del Ghezz 60/Rabbotti gialloverdi

//Aspettando il Dì del Ghezz 60/Rabbotti gialloverdi

Aspettando il Dì del Ghezz 60/Rabbotti gialloverdi

Il 20-22 maggio si celebra un anniversario importante per il Chicken Rugby. Il Dì del Ghezz 60 celebrerà infatti i 60 anni della fondazione del Chicken Rugby, il club nato dalla volontà di Cesare Ghezzi (scopri di più su Wikipedia) di educare i suoi figli, i loro amici e i ragazzi milanesi con i valori della palla ovale. Da oggi fino alla festa, ricorderemo la figura del Ghezzi attraverso il ricordo dei suoi (ex) ragazzi per far capire ai polletti di oggi qual è lo spirito fondante della nostra società. Efferreà!
(p.s. grazie a Luca e Luigi Fazzo e al “Chicken born” Roberto Mariani per aver condiviso i loro ricordi)

Il Ghezzi aveva un modo tutto suo di motivare i suoi atleti. L’epiteto più usuale era rabotti. Anche se non si trova in nessun dizionario, il significato era chiaro: significava essere poveri di tecnica, insomma scarsi. Una volta, prima di una partita delicata, decise di usare enfasi maggiore. Entrò in spogliatoio mentre la squadra si cambiava, e la salutò così: vermi.  Lì non c’era proprio niente da interpretare; comunque, per la cronaca, quel giorno la squadra vinse. Ma il termine più misterioso con cui ci definiva era dandoci dei gorgoani. Si intuiva solo che non era un complimento, un po’ per il suono cupo della parola, un po’ per il contesto, visto che la usava in circostanze di particolare scoramento per prestazioni insoddisfacenti della squadra.

Ma un giocatore, l’anno in cui aveva deciso di smettere di giocare, pensò che non poteva trascinarsi dietro questo mistero per il resto della vita. Si fece coraggio e gli chiese: “Presidente, ma chi sono i gorgoani?”  Il Ghezzi, che stava seguendo la partita appoggiato alla rete del campo, si girò appena e rispose: “Son quelli che van giù col gorgo”, e con la mano fece il gesto di chi tira lo sciacquone.

LUIGI FAZZO
ghezzi riceve premio

(si ringrazia Giovanna Ghezzi per le foto)

 

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Simpatici quei francesi

By | 2018-01-22T22:47:39+00:00 maggio 9th, 2016|Senza categoria|1 Comment

One Comment

  1. Toni 1 Febbraio 2017 at 17:00 - Reply

    Rabotti si nasce.
    Ebbi brevissima frequentazione del Chicken Club, non avendo nè il fisico da rugby ne la forma mentis.
    Ricordo comunque l’arruolamento. Snobbato dal calcio telefonai un dì alla FIR di Milano, un tal Della Valle mi disse di andare lì che ci pensava lui. Si trattava di un dirigente di altra società, che evidentemente aveva sperato di trovarsi davanti un marcantonio da mandare in campo almeno a far numero (a quei tempi erano rare le squadre giovanili che partivano schierandone proprio quindici).
    Rilevate de visu le mie condizioni generali, si arrampicò elegantemente sui vetri (“maaa, vedeee, io la prenderei, però sembrerebbe di favorire la mia società, sa com’è…”) per sbolognarmi a Ghezzi: “Ciao, ho qui proprio un bel tipo che vuole imparare il rugby, te lo mando”.
    Fui imbarcato in gialloverde e senza sapere quasi nulla delle regole giocai titolare quattro o cinque partite, fino ad un incidente di gara che dovetti curare a mie spese in ogni senso (rimandato pure a settembre), ma questa è già un’altra storia.

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