Il rugbista del mese/11: Marco “Piso” Acquaviva

//Il rugbista del mese/11: Marco “Piso” Acquaviva

Il rugbista del mese/11: Marco “Piso” Acquaviva

Quando e dove sei nato?
“Sono nato a Milano il 1 Luglio 1964”

Come e quando sei arrivato al rugby?
“Ho cominciato a giocare a rugby grazie a degli amici che giocavano nel Rugby Rozzano; Grog, Ciccio Ferrari, Nicola Terone, Carletto Grado e altri. Frequentavamo tutti quanti i locali di Via Torricelli a Milano, soprattutto il Frizzi & Lazzi, che esiste tuttora, e la Clinica, che adesso si chiama Brutto Anatroccolo. Questi amici cominciarono a chiedermi se volevo andare a giocare a rugby, ma io ero un po’ titubante. Dopo una “corte” durata qualche tempo mi sono detto: “ma sì, perché non provare?”. Così, una sera, mi presentai sul campo del Rozzano, per il mio primo allenamento. Era, penso, l’ottobre del 1984 e, da allora, non ho più smesso di frequentare quel campo.

Come sei arrivato al Chicken?
“Paradossalmente io non sono mai arrivato al Chicken, è stato il Chicken ad arrivare da me. Come dicevo, era qualche anno che giocavo al rugby Rozzano, un club con pochi mezzi e pochi giocatori. Ci capitava di andare alle partite in tredici giocatori, se si presentavano tutti gli effettivi. Nel 1990 si cominciò a parlare di una fusione tra il Chicken e il Rugby Rozzano. Il Chicken era uno squadrone al nostro confronto, avevano persino le riserve alla domenica! Però noi avevamo una cosa che nessuno a Milano aveva, un campo ad uso esclusivo. Così, per le varie necessità, le due società diedero vita al Chicken Rozzano. Il primo campionato della nuova società fu quello della stagione 1990/91 e così cominciai a giocare con la maglia gialloverde”.

In che ruoli hai giocato? C’è un altro ruolo che ti sarebbe piaciuto provare?
“Praticamente ho giocato sempre in mischia, sia in seconda linea che in terza, come flanker o come numero 8. Ho fatto anche delle rare apparizioni nella linea dei trequarti, come centro. Una di queste apparizioni avvenne a Varese come primo centro, l’apertura era Gianluca Veneziano. Mi fece giocare una partita, diciamo, ragionata; ogni palla che mi veniva data dal n° 10 era da giocare in penetrazione sui trequarti avversari, per me un vero divertimento! Avrei voluto provare a giocare da estremo, ruolo che personalmente considero il più attivo nella linea dei trequarti. Purtroppo non ne ho mai avuto l’occasione. Pazienza, sarà per un’altra volta”.

Hai un ricordo che ti è più caro di altri?
“Di ricordi ne ho moltissimi, mi viene difficile trovarne uno più caro di un altro. Ricordo bene il mio esordio, Rozzano-Codogno. In una ruck, vidi il pallone lì, in mezzo a tutti, ma nessuno lo prendeva. Così pensai bene di allungare una mano e farlo mio. Un gentile avversario mi fece capire, pestandomi la mano con la scarpetta, che non era buona cosa. Ed io ho imparato a non farlo più… Poi ricordo il campionato di C2, vinto sotto la guida di Belluardo. Eravamo uno strano amalgama, c’erano vecchi Chicken come Fazzo e Vinci e vecchi del Rozzano (io, Alberto Fasan, Dino Bisi, Lucianone Marchetti, poi una banda di ragazzini di diciotto o vent’anni appena usciti dalle giovanili tra cui Andrea Ossani, Beppe Sgrò e i fratelli Borsani, il tutto rinforzato con qualche esterno tipo Max Bortolotti, Carlo Punzi e Pietro Ruggeri. Fu un anno memorabile. Un ultimo ricordo è legato al mio rientro, dopo un brutto infortunio al ginocchio che mi aveva tenuto fermo a lungo. L’allenatore di allora era Gianni Amore; con la sua insistenza mi convinse a tornare in campo. Il mio rientro fu dalle parti di Brescia, non mi ricordo se eravamo a Lumezzane, Rovato. Ospitaletto… insomma da quelle parti. Gianni mi schierò seconda linea dal primo minuto e mi fece giocare fino al fischio finale. Mentre rientravamo negli spogliatoi, mi chiamò da parte, mi strinse la mano e mi disse: lo sapevo che ne valeva la pena insistere con te, bravo, bella partita”.

Qual è la cosa più bella del giocare a rugby?
“Beh, la cosa più bella di giocare a rugby è giocare a rugby, sempre e comunque! Non penso ci sia nient’altro da dire, no?”.

Che progetti hai per il futuro?
“Continuare a fare ciò che sto facendo ora nella nostra società, ancora per svariati anni. Allenarmi, giocare le mie partitelle Old, seguire Seniores e Uisp come dirigente. Praticamente vivere il Chicken in tutte le sue sfumature”.

Le altre puntate:
1) Eugenio “Mastino” Gandolfi
2) Simone De Nigro
3) Samar Sambo
4) Filippo Cicinelli
5) Franchino Ghezzi
6) Loris Giambusso
7) Tonino Vinci
8) Fabio Ferrari
9) Marcello Agrati
10) Emma Bellezza

By | 2018-09-04T11:33:50+00:00 settembre 3rd, 2018|Senza categoria|0 Comments

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