Il rugbista del mese/17: Francesco “Truciolo” Cardogna

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Il rugbista del mese/17: Francesco “Truciolo” Cardogna

Chicken “fin dalla nascita”: Francesco “Truciolo” Cardogna è il rugbista del mese di marzo.

Quando e dove sei nato?

Sono nato il 6 agosto 1956, lo stesso anno di nascita del Chicken Rugby Club.

Come e quando sei arrivato al Chicken? Avevi già giocato a rugby?

Fino all’età di 14 anni ero ospite dai Martinitt, collegio dove non si poteva fare attività sportiva all’infuori dell’istituto. Durante la mia permanenza nei Martinitt mi era capitato di vedere in televisione una finale del campionato italiano di rugby, credo che giocasse il Metalcrom Treviso, quello poi diventato il Benetton, contro il Rovigo: e fu subito attrazione. Sono arrivato al rugby giocato un po’ tardi, se non ricordo male avevo 16 anni. In quel periodo frequentavo l’istituto tecnico Feltrinelli, dove conobbi “Piedone”, compagno di molte battaglie politiche e vero amico fraterno, che mi portò al Chicken. Piedone, detto anche Piede, si chiamava in realtà Massimo Bogni, e il soprannome gli veniva dai film molto popolari all’epoca di Piedone lo Sbirro, impersonato dall’attore Bud Spencer che era grande e grosso come lui.

Come ricordi il Chicken di quegli anni?

Una grande famiglia, con tanti amici prima ancora che compagni di squadra. Arrivando tardi al rugby giocato chiaramente non avevo padronanza delle regole di gioco, la manualità con il pallone, “il chi fa cosa”. Da subito fui messo a mio agio dalla squadra, anche se, oggi si, non capivo il perché di tanta pazienza. Ero chiamato dai compagni di squadra “il truciolo”, credo per via della mia capigliatura e non certo per delle doti particolari di gioco (o forse sì?). Se ricordo bene, uno dei motivi era che quando mi arrivava il pallone tendevo a girare su me stesso come i trucioli in falegnameria.

Che ruolo hai ricoperto?

Ho iniziato come tallonatore e negli ultimi anni, grazie alla perdita di circa venti chilogrammi per un problema alla schiena, sono passato nei trequarti come centro e ala.

Nel Chicken di quegli anni avevano un ruolo importante le trasferte di fine anno. Ne ricordi qualcuna in particolare?

Ricordo molto bene le trasferte ad Amsterdam nel maggio del 1980 e a Vienna in aprile di qualche anno dopo. Ad Amsterdam partii con la mia macchina nuova, una Mini Clubman, con a bordo quattro brutti ceffi e i rispettivi borsoni. Il viaggio è stato una vera avventura, con gli occupanti più pesanti dell’auto stessa che arrancava nelle salite. Quell’anno il Chicken si presentò con due squadre, molto competitiva la prima e simpatica la seconda (io ero nella seconda); ne vincemmo una con una squadra francese, e soprattutto vincemmo la sfida di bevute di birra. A Vienna il mio ricordo è amaro, perché dopo una decina di minuti uscii dal campo per un problema al collo. Peccato!

Quando e perché hai smesso?

Ho smesso presto di giocare, credo a 28 anni, per il persistere di problemi muscolari alla schiena. L’ultima partita l’ho giocata a Rho nel 1982. Nel 1998, grazie a mio figlio Guglielmo, che aveva incominciato a giocare, e alla collaborazione tra il Chicken e il Cus Milano, sono rientrato per allenare i ragazzi della under 8 del Cus Milano. Esperienza di allenatore terminata nel 2003, e continuata come accompagnatore di squadre under del Cus Milano. In tutto questo, il mio rammarico è quello di non aver continuato la mia esperienza con il Chicken.

Cosa ha significato per te il rugby e cosa significa oggi?

Il rugby è il Chicken, prima ancora che l’attività sportiva, una grande famiglia, la mia seconda famiglia. È stata l’occasione, e lo è ancora, di conoscere nuovi amici sinceri, con valori condivisibili quali, tra l’altro, rispetto, lealtà, sostegno. Sostegno non mi è mai mancato nei periodi di difficoltà, e che ho ricambiato quando il Chicken chiamava. Un’opportunità di mettermi a disposizione dei bambini e ragazzi, delle loro famiglie e società. Oggi, più di ieri, il Rugby è un modo di vivere, di essere, di pensare. Per le nuove generazioni che si confrontano quotidianamente con le difficoltà che la società impone, il rugby potrebbe rappresentare una “palestra” di vita dove attrezzarsi per le sfide che il futuro le riserva.

 

 

 

 

 

 

 

Le puntate precedenti:

1) Eugenio “Mastino” Gandolfi
2) Simone De Nigro
3) Samar Sambo
4) Filippo Cicinelli
5) Franchino Ghezzi
6) Loris Giambusso
7) Tonino Vinci
8) Fabio Ferrari
9) Marcello Agrati
10) Emma Bellezza
11) Marco “Piso” Acquaviva
12) Nicola Lemorini
13) Omar El Sayed
14) Il professor Vermondo Brugnatelli
15) Davide Mancino
16) Cecilia Manera

By | 2019-03-06T17:46:31+00:00 marzo 6th, 2019|Senza categoria|0 Comments

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