Il rugbista del mese/9: Marcello Agrati

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Il rugbista del mese/9: Marcello Agrati

Qualcuno lo conosce da una vita, altri hanno avuto il piacere di “assaggiarlo” solo quest’anno: per tutti noi è Marcello Agrati.

Quando e dove sei nato?
A Milano nel lontano primo luglio del ’77

Come e quando sei arrivato al rugby?
Ho iniziato a giocare a rugby a 16 anni, al tempo avevo provato parecchi sport, diciamo che i miei genitori mi hanno sempre spinto e fatto fare sport sin da piccolino. Durante le scuole elementari ho fatto 3 o 4 anni di nuoto, tra cui 2 di agonismo, ricordo pomeriggi interi passati in piscina a fare serie da 50 e 100 vasche, un inferno anche perché a quell’età lo spirito agonistico non esisteva ancora in me e non volevo mai fare le gare. Quindi tanto sforzo per nulla!
Dopo il nuoto ho provato il tennis con pessimi risultati, successivamente il calcio, la peggiore esperienza sportiva della mia vita anche perché sin dalla nascita sono sempre stato un bambino piuttosto piazzato (per non dire ciccio). Ricordo questi gruppetti di bambini che si vantavano e facevano i fenomeni come se fossero dei piccoli Maradona, e anziché aiutare i meno bravi li deridevano di continuo.
Dopo questa tragica esperienza ho provato basket, bello sport, dopo 3 anni però mi sono stancato ed ho deciso di provare la pallavolo. Giocavo a beach volley d’estate e me la cavavo abbastanza bene. Ho fatto 2 anni e devo dire che mi sono divertito. Nella mia testa però non ero soddisfatto. Penso che mi mancasse un po’ di sano contatto, anche perché ormai avevo 15 anni pesavo già quasi 90 chili e facevo spesso a “cazzotti” con mio fratello maggiore e con gli amici del quartiere. A differenza di oggi una volta non esistevano i tablet e gli smartphone, e quindi tra ragazzini ci si incontrava in compagnia e le scazzottate erano all’ordine del giorno. Non per vantarmi ma quelle mi riuscivano molto bene!
Un’estate guardando la televisione vidi una partita di rugby, dentro di me scattò qualcosa e decisi di provare a giocare, il problema era che non avevo la più pallida idea di dove! Vivevo a Monza, sapevo che a Milano di sicuro c’era una squadra ma a Monza!?!? Beh, alla ripresa della scuola conobbi un ragazzo più grande di Desio che parlando si vantava di giocare a rugby, gli chiesi subito informazioni, mi disse che giocava a Monza e che se ero interessato lui poteva accompagnare agli allenamenti e riportarmi a casa in macchina. Ne fui felicissimo e fu così che iniziai a giocare a Monza in serie C2. Al tempo a Monza non esistevano le giovanili.

Come sei arrivato al Chicken?

Dopo la gavetta in C2 con il Monza dove ho preso e dato botte da orbi, visto che al tempo le squadre di C2 erano Ospitaletto, Roncadelle, Bergamo, Rovato, passai all’under 20 dell’Amatori Milano (al tempo Milan Rugby) e poi in prima squadra. L’anno successivo partii per il militare e sfruttando l’anno in Serie A riuscii a fare il militare da atleta, giocando con la seconda del Calvisano.

Dopo il militare fu Gianni Amore a portarmi al Chicken. Gianni era una vecchia conoscenza, lo avevo incontrato la prima volta ancora nel Monza ed eravamo rimasti in contatto, aveva provato a portarmi a Velate in precedenza, ma forse i tempi non erano maturi. Dopo il militare iniziai a lavorare e quindi dovevo trovare una squadra non troppo lontano. Gianni mi contattò visto che sarebbe stato lui l’allenatore del Chicken per la stagione 1999/2000 e così iniziò la mia avventura con la maglia gialloverde.

In che ruoli hai giocato? C’è un altro ruolo che ti sarebbe piaciuto provare?

Ho sempre giocato seconda linea, a eccezione di qualche anno come pilone. Il primo a insistere per farmi diventare pilone fu Manuel Ferrari, e anche al Chicken mi rimbalzavo tra prima e seconda linea.

Durante tutti questi anni di gioco ho provato anche altri ruoli, possiamo dire che in mischia ad eccezione del tallonatore li ho provati tutti, mentre non ho mai avuto il piacere di giocare nei trequarti per questioni fisiche e doti atletiche, ma la cosa non mi disturba affatto. Sarò di parte ma per me il vero rugby sta nella mischia!

Hai un ricordo che ti è più caro di altri?

Ho giocato per tante stagioni, per fortuna ho molti ricordi positivi e nessuno o pochissimi negativi. Potrei raccontarne tanti e non saprei scegliere quale per me è il migliore, posso però dire con assoluta certezza qual è stato il periodo più bello.

Sono stati gli anni del Chicken Cus, eravamo una squadra pazzesca, c’era un affiatamento ed una voglia incredibile di giocare da parte di tutti, per non parlare dei nostri argentini Fefo e Seba! Fefo giocava mediano di mischia, con lui si sarebbe potuto giocare anche ad occhi chiusi, un mediano di mischia eccezionale ed un grade amico! Seba invece terza linea, placcava tutti ad altezza caviglie, aveva una forza d’animo incredibile, non era grosso ma vi assicuro che faceva la differenza. Entrambi erano i trascinatori della squadra, ed anche fuori dal campo ci divertivamo molto.

Un altro bellissimo ricordo è lo spirito con cui mi hanno accolto a Monza quando ho cominciato. Il più giovane forse aveva 10 anni più di me, mi hanno fatto sentire sempre parte del gruppo e un uomo non un ragazzino, non sono mai stato escluso e c’era sempre qualcuno pronto e disponibile ad aiutarti per qualsiasi cosa, sia in campo che fuori. Penso che quello fosse il vero rugby, c’era sempre ottimismo anche se il Monza non aveva vinto nemmeno una partita nei precedenti due anni e anche durante la mia prima stagione perdemmo tutte le partite di campionato, molte delle quali senza nemmeno riuscire a segnare una meta.

Un altro bel ricordo interessante, la mia prima meta! Come detto il mio primo anno perdemmo tutte le partite con il Monza, l’ultima o penultima di campionato di C2 in casa avevamo il Chicken Rozzano che vincendo contro di noi sarebbe stato promosso in C1! Due cose ricordo come se fosse oggi, Piero Tarantone, lo vedevo come un highlander, era alto e grosso con dei capelli che gli arrivavano a metà schiena, ad ogni mischia alzava la testa facendo oscillare i capelli e iniziava a urlare contro tutti. A ripensarci mi viene da ridere ancora adesso. Bene, contro il Chicken segnai la mia prima meta; a dirla tutta ne segnai due ma quel cornuto dell’arbitro non so per quale motivo non mi diede la seconda inventandosi che avevo toccato la bandierina prima di schiacciare la palla in meta. Quando segnai la seconda meta il Chicken aveva dilagato, e stavano già brindando la promozione ancora prima di finire la partita e quella meta non avrebbe avuto alcun peso per nessuno se non per me. Amen.

Qual è la cosa più bella del giocare a rugby?

Il rugby è uno sport fantastico per quello che ti insegna, per me è stato una lezione di vita, è uno sport che insegna l’onestà, il rispetto per gli altri, il lottare sempre e non mollare mai, la disciplina… Potrei andare avanti ancora ma penso siano cose abbastanza scontate. A distanza di anni, devo dire che questo sport è cambiato moltissimo e rispetto ad una volta è molto più praticato e seguito, il livello tecnico è cresciuto enormemente. Ahimè, trovo che si sia perso un po’ del sano cameratismo e rispetto che c’era una volta ma forse questo fa parte dei tempi.

Che progetti hai per il futuro?

Mi ero fermato o meglio pensavo di aver abbandonato il rugby già qualche anno fa, poi l’estate scorsa mi hanno regalato per il mio compleanno un libro, Il XV del presidente,  l’ho letto durante uno dei miei lunghi viaggi lavorativi in Cina e mi sono convinto di provare a fare un ultimo anno. Ho ripreso a fine agosto ma purtroppo ho avuto una serie di acciacchi fisici infiniti, nulla di grave solo disturbi muscolari ed ai tendini, si vede che non ero più abituato a questo genere di attività. Siccome sono testardo ho tenuto duro e continuato, ma nell’arco di tutta la stagione non ho mai avuto un periodo anche breve dove mi sia sentito fisicamente al 100%. Mi è spiaciuto molto perché giocare e non sentirsi perfettamente ok non mi ha permesso di godermi il vero piacere del gioco. Ad ogni modo mi sono divertito lo stesso, ho giocato saltuariamente nel campionato Uisp, siamo arrivati alle finali per il primo posto. Purtroppo sono dovuto partire per la Cina appena prima della finale vittoriosa ma con il cuore ero lì.

Detto questo il mio progetto per il futuro è quello di appendere le scarpe al chiodo. Forse non è più tempo per me, ed è il momento di lanciare nel mondo del rugby mio figlio che quest’anno è stato il mio miglior tifoso, seguendomi sempre e ovunque anche in trasferta ed inevitabilmente si è appassionato subito a questo sport. È giunto quindi il momento anche per me di passare il testimone a lui e diventare un suo sostenitore.

Le altre puntate:
1) Eugenio “Mastino” Gandolfi
2) Simone De Nigro
3) Samar Sambo
4) Filippo Cicinelli
5) Franchino Ghezzi
6) Loris Giambusso
7) Tonino Vinci
8) Fabio Ferrari

By | 2018-06-08T10:51:02+00:00 giugno 8th, 2018|Senza categoria|0 Comments

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