Il rugbista del mese/3: Samar Sambo

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Il rugbista del mese/3: Samar Sambo

Continua la nostra rubrica Rugbista del mese. A dicembre questa pagina profuma di ro… cce con Samar Sambo.

Quando sei nata? 

«Ho 23 anni, sono nata a Milano il 13 luglio del 1994»

Quando sei arrivata al Chicken e come mai?

«Sono arrivata ben 8 anni fa, avevo 17 anni. Al tredici anni avevo dovuto smettere di giocare non trovando squadre femminili a Milano; dopo aver fatto tutte le giovanili in Asr Milano. Per forza di cose dopo una certa età, ragazzi e ragazze non possono più giocare insieme, così purtroppo per qualche anno ho appeso le scarpette al chiodo. È stato uno dei periodi più brutti. Trovavo ingiusto non poter più giocare con i miei amici. Dopo sei anni di allenamenti e tornei, loro continuavano ad andare avanti insieme, ma io non potevo. Da un giorno all’altro finì tutto. Non ho giocato per ben 3 lunghissimi anni, ma non passava un solo giorno in cui io non pensassi alla mia più grande passione. Finalmente il momento di tornare in campo arrivò. Una mia amica, che poi diventò anche una mia compagna di squadra, mi disse che a Rozzano, da non  molto, si era formata una squadra femminile. Fu così che iniziò questa mia bellissima avventura al Chicken. Quello che trovai al campo, al mio primo allenamento in “Bombonera” non era sicuramente quello a cui ero abituata da piccola; non c’erano nemmeno i numeri per fare una squadra. Un gruppo di 5-6 ragazze quasi tutte agli inizi con tanta voglia e tanta passione, ma a me non importava, in quel momento ero la ragazza più felice del mondo, che faceva la cosa che amava di più in assoluto»·

Che spazio occupa il rugby nella tua vita?

«Gran parte! E’ un appuntamento fisso, allenarsi tra le 3-4 volte a settimana, più le partite la domenica è impegnativo ma è una cosa che da quando ho iniziato, dall’età di sette anni, non riesco più a farne a meno. Giocare, con tutto l’impegno che ne deriva e nonostante tutti gli infortuni accumulati negli anni, mi rende comunque molto felice».

In che ruolo giochi e c’è un ruolo in cui ti piacerebbe giocare?

«Gioco da sempre in prima linea, generalmente pilone destro. Scherzando con i miei allenatori e le mie compagne dico sempre di voler giocare come 10. Una partita da mediano d’apertura prima o poi comunque, la farò! Sono però dell’idea che, in parte con un ruolo ci nasci e sicuramente il mio è disegnato su misura per me. Stare in mischia è faticoso ma è la cosa più soddisfacente e più bella del mondo».

Qual è la cosa più bella nel giocare a rugby?

«A parte il gioco in se, non penso ci sia un’unica cosa che renda il rugby bello, è l’insieme di più componenti che unite rendono questo sport meraviglioso. Il rispetto e il sostegno tra il gruppo, la fatica e il bello di allenarsi e giocare sempre insieme tutto l’anno, crea inevitabilmente una connessione tra di noi. Chiaramente non si lega allo stesso modo con tutte, ma quando si scende in campo si cerca di essere una cosa sola, insomma una squadra. Il rugby e il suo ambiente per me sono diventati una seconda famiglia. Per me è Casa. Giorno dopo giorno, stiamo facendo grandi passi avanti. Io personalmente sono molto positiva per il nostro futuro. Se penso a come siamo partite 8 anni fa; quel gruppo di 5-6 ragazze è diventato una squadra di quasi una quarantina di persone. Dal campionato di coppa Italia, tre anni fa, unendoci al Cus Pavia e tutorando le ragazze del Lodi ci siamo iscritte al campionato di Seria A femminile. Il primo anno è stato durissimo..”abbiamo preso un sacco di mazzate” e sicuramente il margine di miglioramento è ancora enorme. Ma io ho fiducia nello staff che ci ha permesso di diventare “Rocce”, e soprattutto, ho fiducia nelle mie compagne di squadra. Siamo un bellissimo gruppo che stagione dopo stagione diventa sempre più forte e unito in campo e anche fuori».

Qual è il ricordo più bello?

«Ho tanti ricordi bellissimi ma tra quelli più belli e recenti, sicuramente la prima meta delle Rocce in Serie A. Quella partita l’abbiamo persa ma ricordo ancora quanto eravamo felici di essere arrivate nella meta avversaria. Anche le vittorie chiaramente, finire una partita sapendo di aver dato il massimo è una sensazione impagabile. Tra i ricordi più belli ci sono anche i ritiri di squadra, prima dell’inizio del campionato. Due giorni e mezzo esclusivamente di solo rugby».

Che piani hai per il futuro?

«I piani per il futuro per quanto riguarda il rugby sono, sicuramente continuare a giocare fino a quando potrò.. quindi in eterno! Crescere e migliorare con la mia squadra, portando questi progressi in modo produttivo sul campo da gioco, durante le partite la domenica. Giocare a rugby è sempre stupendo, ma giocare portando a casa sempre più vittorie lo è ancora di più. Pensare in grande è sempre bello, quindi perché non farlo, tra qualche anno, magari, vincere anche il campionato».

Le altre puntate:
By | 2018-01-22T22:47:32+00:00 novembre 30th, 2017|Serie A Femminile|0 Comments

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