Vita da allenatori di minirugby

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Vita da allenatori di minirugby

Archiviate le fatiche di Imperia abbiamo incontrato gli allenatori della Under 10 del Chicken Rugby, Gianfranco Cervi e Juan Vargas, per fare il punto sulla stagione ormai giunta alle fasi finali. Li troviamo al campo Carraro alle prese con l’allenamento dei nostri ragazzi, in preparazione al torneo del Dì del Ghezz e della trasferta di Ravenna. Iniziamo con il farci raccontare qualcosa di loro.

Chicken, vita da allenatori di minirugby

Juan, ti abbiamo visto domenica scorsa impegnato in un incontro vinto dai Chicken contro la Stella Rossa di Milano, da quanti anni sei nei Chicken ed in che ruolo giochi?

J: Sono entrato nei Chicken a 13 anni e oggi gioco nella prima squadra, Domenica mi avete visto giocare come mediano di mischia, il numero 9, ma spesso gioco anche nel ruolo di estremo con il numero 15.

E tu Gianfranco cosa ci racconti di te?

G: Ho iniziato la mia carriera sportiva come giocatore e poi come allenatore di calcio, ma il rugby mi è sempre piaciuto. Ho sempre avuto la sensazione che le persone ed i valori nel mondo della palla ovale mi fossero più vicini e quindi ho deciso di diventare un allenatore”ovale”, forte dell’esperienza di allenatore dei settori giovanili. Mi sono formato conseguendo la qualifica di allenatore di mini rugby della Federazione Italiana Rugby. Dopo una lunga esperienza in altre squadre, eccomi qua. Questo è il mio terzo anno nei Chicken, i primi due con la U12 e da quest’anno con la U10

Juan, tu avevi già allenato la U10 nella stagione precedente, per te Gianfranco è stato il primo anno, che squadra avete trovato ed inizio stagione e che obbiettivi avete raggiunto nel corso di questi mesi?

J: Le squadre cambiano tutti gli anni, ad inizio anno è importante creare il gruppo, poi ho cercato di orientare il mio lavoro per portare i ragazzi a conoscere le regole del rugby e le dinamiche di campo di questo gioco. Prima di tutto abbiamo lavorato tantissimo sul placcaggio, gesto tecnico principale del nostro sport, I ragazzi devono acquisire confidenza con il terreno e con il corpo dell’avversario.

G: Questo aspetto è importantissimo, ed è una delle linee guida della Federazione Italiana Rugby. Il saper gestire l’impatto con l’avversario e poi con il terreno non è solo funzionale al gioco, ma è un elemento di sicurezza importante per i nostri giovani giocatori. Saper fare o ricevere un placcaggio e sapere come si cade a terra e come ci si protegge, permette di prevenire infortuni, che spesso derivano da paura e da titubanza nei contatti. Per questo ci avete visto per tutta la stagione lavorare su questo punto.

J: La squadra è molto cresciuta da questo punto di vista. Torneo dopo torneo abbiamo visto aumentare la sicurezza dei ragazzi nell’affrontare gli avversari. Ma quello che si vede nei tornei è frutto del lavoro svolto durante gli allenamenti.

E’ il lavoro che i ragazzi fanno con l’aiuto di Elia?

J: Si. Elia è un giovane giocatore che ha iniziato il suo percorso di formazione per diventare allenatore. Ci sta aiutando seguendo i ragazzi negli esercizi di “lotta” ovvero quegli esercizi propedeutici ad imparare la tecnica del contatto, sia con l’avversario che con la terra. Sta lavorando anche sui cambi di direzione, altro aspetto fondamentale nella tecnica del gioco.

Quindi tutto bene? Neanche una difficoltà negli allenamenti?

G: la difficoltà maggiore è quella delle presenze durante gli allenamenti con molti atleti che fanno il turno mono settimanale. Questo ci rallenta un po’ nella preparazione lo stesso allenamento va fatto il martedì, ripetuto il giovedì e poi ricordato di nuovo il martedì. I progressi ci sono sempre ma sono più lenti ed anche l’affiatamento del gruppo a volte ne risente. Ci rendiamo conto che l’impegno è grande e quindi va bene così.

… e nei tornei?

G: Nei tornei ci troviamo spesso con pochi ragazzi, a volte non riusciamo neanche a garantire i cambi. Questo, dopo tre, quattro o anche cinque partite, inizia a pesare. Con una squadra più numerosa sicuramente potremmo fare la differenza a parità di preparazione. Ho visto che tra genitori vi state organizzando per aiutarvi nel caso una famiglia abbia impegni, questa è sicuramente una ottima idea ed è di grande aiuto alla squadra.

Parliamo di obbiettivi, quali sono quelli che dobbiamo ancora da raggiungere? A Imperia abbiamo incontrato squadre molto forti come il Monaco.

G: Dobbiamo migliorare sui passaggi e sul maneggiare bene la palla. È importante acquisire sicurezza nel tenere la palla, nel proteggerla e nel farla arrivare al compagno. È vero, nei tornei si incontrano anche squadre più avanti di noi nella preparazione, ma se hai notato quando abbiamo giocato con il Monaco che era ben disposta in campo, anche i nostri ragazzi si sono disposti istintivamente su tutto il campo in maniera corretta. Giocare con squadre più forti, comunque ci migliora rispetto all’incontrare squadre più deboli, con le quali magari arriva la soddisfazione di una vittoria, ma ci si ritrova a giocare in maniera più confusa e disordinata.

J: rispetto all’inizio della stagione i risultati positivi hanno iniziato ad arrivare, ma per noi quello che conta è il gioco e che i nostri  atleti mettano in atto quanto imparato durante gli allenamenti. Come la ruck che nel corso della stagione i ragazzi hanno iniziato a capire ed applicare, non solo in allenamento ma anche nei tornei. Con la U10 abbiamo raggiunto gli obbiettivi che ci eravamo dati, crescendo i ragazzi inizieranno ad imparare ulteriori moduli del gioco del rugby, ma tutto a suo tempo.

A proposito di evoluzione, i ragazzi stanno mettendo in luce caratteristiche e caratteri diversi, c’è chi è portato per il contatto, chi corre e chi sa rubare la palla, state già lavorando su queste caratteristiche per definire i ruoli?

J: Assolutamente no. L’allenamento è uguale per tutti. Non vogliamo perdere la ricchezza di questo sport, vincolando l’allenamento a dei ruoli specifici, anche perché i ragazzi a questa età sono in rapida evoluzione e da un anno con l’altro potresti trovarti un ragazzo robusto che è diventato alto e slanciato, ed avresti perso un anno in un allenamento per migliorare caratteristiche non più utili.

Parliamo invece del lavoro sul gruppo, da bordo campo abbiamo visto una evoluzione durante la stagione.

G: è vero, abbiamo lavorato molto sulla creazione di un gruppo, la squadra trova l’affiatamento sia dentro che fuori dal campo. È importante. Per questo durante i tornei ci vedete raccolti in gruppo, a riposarci, a parlare della partita appena giocata ed a guardare le partite degli avversari. Altro momento importante è quello dello spogliatoio.

J:  A inizio stagione lo spogliatoio era pieno di genitori indaffarati a cambiare e lavare i ragazzi. Con l’inizio dell’anno abbiamo chiesto a mamme e papà di restare fuori.

G: All’inizio è stata un po’ una comica. Tanti ragazzi ci guardavano e non sapevano cosa fare. Fino all’allenamento precedente facevano tutto mamma e papà.

J: in spogliatoio i ragazzi devono trovare anche un momento per parlare di scuola, delle loro passioni, anche delle proprie difficoltà. Devono sentirsi liberi e devono sentirsi responsabili e capaci di organizzare il proprio materiale. Per loro è una sfida ed è un momento estremamente importante sia nella creazione del gruppo che per sfogare le tensioni ma soprattutto per crescere.

Credo di sapere già la risposta, ma … se doveste dare un consiglio ai genitori, sempre in corsa tra mille impegni:

J e G: State fuori dagli spogliatoi, lasciate questo spazio ai ragazzi. Non ve ne pentirete.

Il rugby aiuta a crescere?

J: i ragazzi imparano a lavorare insieme, utilizzando ognuno le proprie caratteristiche e le proprie abilità. Vince la squadra non il singolo.

G: il rugby è uno sport di contatto. Avendo allenato anche squadre di calcio posso dire che i ragazzi che giocano a rugby acquisiscono una grande capacità di gestire la fatica ed anche il dolore. Chi gioca a rugby impara, anche in situazioni difficili, ad alzarsi e ripartire. Una caratteristica utile anche nella vita di tutti i giorni.

Giusto il tempo di ringraziare per l’attenzione che ci hanno dedicato, che i nostri allenatori sono già corsi via. Subito in campo a provare placcaggi e passaggi. Non ci resta che salutare Gianfranco, Juan ed Elia, riconoscenti per il grande lavoro che stanno facendo. Ci vediamo il 20 Maggio per il “Dì del Ghezz” e a Ravenna per una meritata tre giorni di rugby e divertimento.

Efferreà

By | 2018-05-16T09:41:05+00:00 maggio 16th, 2018|Senza categoria|0 Comments

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